Terrore in Messico: i soprusi delle forze dell’ordine

1.064 casi di detenzione arbitraria, il 67% degli indagati subisce violenze, 170 casi di tortura, 39 sparizioni forzate e 24 esecuzioni extragiudiziali tra il 2008 e il 2011; Questa la situazione della popolazione messicana contro 96 mila soldati sparsi per il territorio nazionale e 36 poliziotti il cui abuso di potere sovrasta la libertà personale. 

DI ASSUNTA ROSSILa massiccia presenza delle forze dell’ordine sul territorio messicano è motivata da una giusta causa: la lotta contro il narcotraffico fortemente voluta dal presidente Felipe Calderòn  a partire dal 2006, anno in cui iniziano a registrarsi le rumorose proteste contro gli ordini a servizio dello Stato i cui poteri vengono utilizzati in modo spropositato. Il tasso di omicidi ha infatti subito un forte aumento del 65%. Nel 2008 è stata introdotta nel Paese una misura all’interno della Costituzione chiamata arraigo (sradicamento). Questo provvedimento giustifica la privazione della libertà di un soggetto sospettato di appartenere alla delinquenza organizzata finché  non venga chiarita la sua posizione, senza necessitare di ordini d’arresto e di mandati del giudice. Quest’arma nelle mani di un consistente numero di militari e poliziotti è risultata letale. La situazione ha causato un incremento delle torture, delle esecuzioni e di altre violenze commesse dalle forze di sicurezza. Tremila è il numero delle persone scomparse. Il loro destino dipende ed è dipeso dalle mani di un dispotismo ormai non senza precedenti, ma ancora una volta giustificato sotto il nome di una presunta legalità. Le vicende di coloro i quali decidono di denunciare l’accaduto sono raccapriccianti. La maggior parte delle vittime rimane invece in una situazione di omertà dovuta alle minacce delle autorità stesse di cui la gente ha ormai terrore. Si intrecciano storie il cui sfondo si colora di ingiustizia, rabbia e incapacità di poter reagire. Riccardo, una delle vittime, testimonia di essere stato sequestrato in casa propria da poliziotti incappucciati incuranti delle urla dei familiari dell’uomo che, dopo essere stato trasportato contro la propria volontà presso la procura di Giustizia, è stato insultato, malmenato, minacciato al fine di ottenere una confessione per un delitto che Riccardo non avrebbe mai commesso e di cui non si avevano prove se non l’accusa di altri presunti complici che lo indicavano come mandante. Riccardo è stato salvato dalla moglie del suo avvocato, amica del procuratore con cui la donna ha parlato personalmente. Egli è stato lasciato andar via con la minaccia che se questa storia fosse venuta fuori, sarebbe stato successivamente incarcerato. Queste minacce spingono molte altre vittime a rimanere nel silenzio e a trovare nella fuga l’unica fonte di salvezza, così come ha fatto anche Riccardo. La precarietà delle misure legislative adottate permette alle forze dell’ordine di costruire accuse ad hoc da infliggere ai liberi cittadini mal tollerati dalla società. E’ il caso dei numerosi scioperi della fame nelle carceri di Chiapas perpetuati per oltre un mese. A scioperare sono stati 11 detenuti, arrestati per colpe mai commesse, per  l’unico “crimine” di cui sono macchiati: l’essere indigeni in un sistema colonialista. Tra queste persone una donna, Rosa, ha dato alla luce il proprio bambino dopo essere stata soffocata e torturata in tutti i modi. A causa di queste violenze il neonato ha subito fortissimi shock per cui è stato costretto su una sedia per una paralisi cerebrale per la durata di 4 anni, età in cui il piccolo è deceduto lontano dalle cure della madre, condannata a 27 anni di reclusione dopo la sua nascita. L’impunità per gli autori di queste atrocità è del 100% poiché le vittime perdono fiducia nelle istituzioni e, se denunciano, si accollano la responsabilità di portare avanti una causa contro un nemico troppo forte che risponde con le minacce a tale richiesta di giustizia e imparzialità. I diritti umani vengono in questi casi completamente calpestati e assoggettati a un potere malsano, che si nutre della paura e della debolezza di “liberi” cittadini impotenti di fronte alla sete di brutalità degli organi al principio concepiti come fautori di giustizia, moralità, fede ed uguaglianza. Oggi questi valori si piegano e vengono rinnegati proprio da coloro che se ne facevano garanti. Le popolazioni di tutto il mondo sono vicine alle posizioni degli indifesi messicani, il Messico stesso  è solidale nei confronti dei compatrioti. Diverse organizzazioni si mobilitano a favore della libertà, si diffondono campagne contro la violenza; la voce della solidarietà e della giustizia può essere più forte del silenzio degli afflitti e anzi, si fa suo portavoce, incarna la sua causa perché non venga dimenticata e sottovalutata. L’unione è risultata essere la forza degli organi di difesa, e ancora una volta l’unione potrebbe essere la risposta, la giusta strada da intraprendere da coloro che fanno della libertà il proprio credo ad ogni costo e contro ogni avversità.

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